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STORIA DI SAN MASSIMO MARTIRE E IL CULTO LOCALE

Grazie al COMITATO SAN MASSIMO, coordinato dalla Parrocchia (Padre Miquel Touch), ogni anno si festeggia degnamente e in un clima particolarmente religioso la festa di San Massimo Martire. La festa si svolge la penultima domenica di agosto ed il 20 OTTOBRE, la cui festa quest'anno ha percorso per la prima volta via Salvo D'Acquisto.

Ma scopriamo la storia del nostro patrono.

All’inizio dell’Ottocento sino al 2010,  il martire di Roma è stato equivocato con San Massimo levita e martire d’Aveia, (o Abi) antica città alle porte de L’Aquila. [1]
Come momento celebrativo i due martiri hanno la stessa data.
Il santo aquilano, nato a Fossa,  fu  martirizzato nella notte tra il 19 e 20 ottobre del 250 d.C., precipitato da un’alta rupe o torre ubicata  nell’attuale territorio  di Ocre (L’Aquila). Il suo corpo fu deposto nella cattedrale di Forcona, attuale  Civita di Bagno, frazione del capoluogo abruzzese.
Molte le dispute sulla sua vera esistenza, la cui vita ha preso spunto da una leggenda di San Massimo d’Asia  e ricomposta intorno alla contraffazione di un diploma imperiale ottoniano, al fine di attribuire un blasone di onorabile passato alla nascente  diocesi de L’Aquila.  
A questo proposito vi fu uno studio approfondito del vescovo Giuseppe Coppola,[2] in cui smonta minuziosamente la tesi del plagio. Le reliquie del martire, dopo l ‘abolizione della diocesi di Forcona, furono trasportate nella cattedrale di San Massimo, dove,  a seguito di ricorrenti terremoti, non sono state più rintracciate, ma ancora si spera di rivenirle.
Nel Martirologio romano,  il 20 ottobre si legge. “Nella città di Abi, presso l’Aquila, negli Abruzzi, il natale del beato Massimo, Levita e Martire; il quale, pel desiderio di patire, si mostrò manifestante ai persecutori, che andavano in cerca di lui; e, dopo la costante confessione, sospeso sull’aculeo e tormentato, quindi percosso con bastoni, in ultimo precipitato da un alto luogo, morì”.
San Massimo di Roma ha una vicenda singolare ed insolita.
Il Cardinale Paolo Sfrondati, titolare a Roma della vetusta basilica di S. Cecilia, ordinò lo scavo nella cripta nella speranza di ritrovare le reliquie dell’amata  martire romana. 
Si rinvennero due urne di marmo;  aperte alla presenza del Cardinale Cesare Baronio e del  dotto Antonio Bosio[3] si trovarono  le reliquie di Cecilia e dei martiri Valeriano, Tiburzio, Massimo e dei papi Urbano e Lucio.
Era il 20 ottobre del 1599, vigilia dell’imminente anno santo.
A Roma, quel giorno, come negli anni successivi,  vi fu una grande festa in onore della beata Cecilia e dei suoi compagni martiri.
Mezzo secolo più tardi Carlo Camillo Massimo, visitando le catacombe di San Callisto, trovò le reliquie di san Massimo martire e col permesso del  papa, le trasportò nel suo feudo ausono, seppellendole    sotto la cripta dell’altare maggiore della collegiata, facendo coincidere la festa patronale di Roccasecca con quella rionale romana di santa Cecilia. Il 20 ottobre del 1828 le reliquie furono dissepolte e messe all’interno della statua di cera che attualmente si venera sotto l’altare.[4]  
San Massimo martire di Roma  venne così connesso al nostro paese  e la chiesa  divenne  spazio sacro attorno al quale  prese corpo una nuova immagine di devozione.



[1] Vedasi: G. Papi,  Una statua due storie – San Massimo Martire  di Roma e San Massimo Levita e Martire d’Aveia – martiri del III secolo d.C.- “Protettori” di Roccasecca dei Volsci, Latina 2010.

[2] Coppola Giuseppe, Dissertazione sopra gli atti di S. Massimo, Levita e artire, principal protettore della città dell’Aquila, e sopra il Diploma dell’Imp. Ottone il grande, che appartiene allo stesso Santo; con la relazione della traslazione delle sue sacre reliquie dalla Cattedrale distrutta di Forcone in quella dell’Aquila”, Napoli, presso Giuseppe De Bonis, 1749.

[3] A. Bosio nel 1600 pubblicò una relazione sugli eventi del rinvenimento.

[4] La cerimonia è descritta nel prezioso documento presente presso l‘Archivio di Stato di Latina- Archivio Notarile di Priverno – Notaio Cristofaro Di Legge- Rep. n. 187. Prot. 793 pag. 113-118.

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